Non ho resistito e ho scritto un’opinione su ciao.it di Veracruz, l’ho letto diversi mesi fa or sono e mi è piaciuto ancora di più rispetto a Tortuga. Ecco le quattro righe che ho scritto.
“Dopo “Tortuga” continua l’epopea sui pirati con questo prequel, incentrato sulla presa di Veracruz, la città spagnola costruita sulla costa messicana, ritenuta inespugnabile. Quello di Evangelisti è uno sguardo diverso sui fuori legge e sui mercenari che popolavano i mari delle isole caraibiche, da quello radicato nell’immaginario della cultura popolare. Metterà in crisi chi è affezionato al mito del pirata libertario, figlio del popolo a fianco dei più deboli, ma anche i sostenitori di fredde interpretazioni storiche che riducono il loro ruolo ai semplici mercenari o paramilitari al servizio della corona francese. La realtà raccontata in questo romanzo è più sfumata, certo tinta di sangue e di atroci bestialità, ma anche ricca di particolari sorprendenti sulla vita comunitaria che si conduceva sulle navi, con le sue regole, spesso prossime alle forme rudimentali di democrazia. Quello che emerge prepotentemente però è che negli interstizi degli imperi in competizione tra loro, nascevano gli stili di vita anarco-capitalistici, guidati dall’avventurismo, dal successo personale e dalle pulsioni edonistiche, precedendo di un paio di secoli ciò che si colloca di solito durante la conquista del West nel corso del XIX secolo.
Si nota la grande complessità psicologica dei personaggi, tra i quali spicca il fosco capitano Du Grammont, una figura feroce e tragica, colta e disillusa. Un’enorme importanza viene data ai personaggi femminili che forse sono la chiave principale dei due romanzi. Su questo aspetto si è dibattuto sui vari blog.
Ad ogni modo rimane un romanzo consigliatissimo, in cui, cosa tipica di Evangelisti, ogni uno potrà ricavare qualcosa: chi un semplice romanzo d’avventura, pieno di suspence e azione, chi delle grandi riflessioni storico-filosofiche sulla nascita della globalizzazione e del pensiero politico moderno.”
Sto rileggendo il fantastico romanzo di Evangelisti che ruota intorno alla figura di Giovanna D’Arco dandole una contestualizzazione e un ruolo del tutto nuovi rispetto a quel poco che tramanda la leggenda e ancor meno la storia. La setta eretica di luciferiani tesse un complotto spazio-temporale sperando di modificare alla base il cristianesimo e riportando alla luce la vera natura di dio secondo la loro teologia, restituendogli la parte femminile – e sotituendo infine la Trinità con la Quaternità. Per fare ciò hanno bisogno di una figura che riesca a condurre una battaglia ardua che si svolge sì nel nostro universo materiale, con dei propositi prevalentemente politici con cui trarre in inganno il potere costituito, ma allo stesso tempo nell’Archetypus Mundus dove sono in gioco i simboli della psiche collettiva, quindi l’interpretazione stessa della realtà – cioè del nostro mondo, che non è altro che la propagine estrema del mondo atemporale degli archetipi. Ovviamente il condottiero che si deve imolare per questa causa enorme è La Pulzella nell’anno del Signore 1429 e il suo alterego Eliane nel 1360. Forse è il mistero più complesso che dovrà risolvere il terribile inquisitore Eymerich, l’antieroe di Evangelisti che continua ad indurre il lettore in uno stato schizzofrenia perpetua – tra orrore e ripugnanza e ammirazione, o persino identificazione.