[Questo articolo contiene dei spoiler, chi ha intenzione di leggere il romanzo in questione, forse è meglio che si astenga dalla lettura, prima di averlo finito.]
Di solito sto alla larga dai romanzoni impilati sui bancali riservati alle “novità”, con le frasi ad effetto sulle copertine accattivanti e l’immancabile numero di copie vendute con almeno sei zeri. Di solito ci sono quei cinque-sei nomi noti a tutti che sfornano i titoli in quantità industriali che ora non voglio ricordare, ma che si possono notare tra le mani di anonimi passeggeri in metropolitana o sul treno. Poi, di tanto in tanto, ti infilano anche qualche esordiente o qualche faccia meno nota che ha sfondato a livello di mainstream e che si avvia ad una brillante carriera da “bestsellerista”. Tra questi sembrerebbe rientrare anche Frank Shatzing, ma non è ne esordiente e tanto meno giovane, fondatore di un’agenzia pubblicitaria e direttore di una casa discografica, giunto ad un punto maturo della sua carriera ha deciso di dedicarsi alla scrittura.
In questa sua terza attività imprenditoriale sembrerebbe bravo almeno quanto in prime due, o almeno a vedere i titoli dei suoi romanzi, sembrerebbero tutti azzeccati: un thriller medievale tanto in voga ultimamente, poi niente meno che la storia dell’evoluzione del nostro pianeta e in fine quello che mi ha catturato l’attenzione e che ho deciso di comprare a scatola chiusa come “il libro per le vacanze”. Pur dubitando dello spessore del romanzo, così a priori, ho concluso che almeno non mi sarei annoiato dopo aver visto la copertina, letto l’incipit e il riassunto in breve di questo mattone di oltre mille pagine. Una storia in cui non saranno i marziani a cambiare il mondo per sempre, non lo distruggeranno le bombe nucleari o virus fuggiti dai laboratori militari, non saranno le profezie Maya ad avviarci alla nuova era e non saranno le intelligenze artificiali a prendere il controllo dell’umanità. Infatti il mistero arriva dagli abissi marini senza presentarsi in forme spettacolari come in qualche film si-fi di fine anni ‘80 come “The Abyss” o “Leviathan“, ma apparendo inizialmente come una ribellione degli abitanti dei mari contro la sistematica distruzione dell’ecosistema da parte degli umani, per poi svelare una realtà stupefacente che gli scienziati di tutte le epoche non sono mai riusciti ad intuire a causa del loro innato geo-centrismo. Come più volte si afferma nel libro, sappiamo più cose sul Sistema Solare, che sugli abissi marini…
Domenica pomeriggio sono andato a vedere l’ultimo film di Shalyman – E venne il giorno. Tornato a casa piuttosto soddisfatto del filmetto catastrofista pieno di grottesca ironia tipica del regista, apprendo che i primi commenti usciti sui vari siti e blog lo demoliscono – una cagata dicono. Alcuni di questi secondo me lo prendono troppo sul serio Shalyman. Cosa simile era successa con The Signs, che personalmente ho interpretato come una satira, un’omaggio ai b-movies, un film sul ridicolo che si cela dietro le paure umane in riferimento all’altro cioè all’alieno. Non sono un cinefilo e magari non colgo le sottigliezze legate alla sceneggiatura, alla bravura degli attori, alla fotografia ecc. ma certe volte mi risultano veramente oscure le differenziazioni che si fanno, soprattutto quando si tratta di fantascienza.