SubKultural & PopKultural

maggio 29, 2009

Città Oscura

Filed under: Letture — Etichette: , , , , — sickdogs @ 1:13 pm

Suonano le trombe dell’apocalisse sopra il cielo torbido di Los Angeles, ma pare nessuno voglia accorgersene. La prima è la guerra dell’eroina che sconvolge la città e le istituzioni, il livello di violenza diventa quello di una guerra a (neanche tanto) bassa intensità. La seconda tromba sono i coccodrilli albini geneticamente modificati che infestano le fogne della megalopoli e minacciano di uscire fuori – già i coccodrilli, proprio come nella leggenda metropolitana in cui i rettili esotici venduti come specie nana crescono, diventano pericolosi e vengono buttati dai loro proprietari nel cesso, subendo a lungo andare una mutazione. La terza tromba è quella dell’uragano Jessie che dopo aver distrutto le Hawaii si abbatte su Los Angeles provocando un devastante urbanicidio, mentre i danni che non fa l’anomalia meteorologica li fanno gli umani che vivono in una civiltà di cartapesta, quella che appena messa fuori uso li trasforma in belve prive di raziocinio. Anche chi pretende di porre fine ai disordini lo fa per fare carriera, per scalare le posizioni, guadagnare potere e prestigio, senza accorgersi che la quarta tromba sta per suonare, quella che porrà la fine alle illusioni di poter cavalcare la catastrofe.

Non è subito chiaro il livello di catastrofismo che sprigiona “Città Oscura” di A. Altieri, un catastrofismo estremamente attuale considerando l’anno di uscita del libro, ovvero il 1981, l’epoca in cui era più sentito il terrore nucleare che non i cambiamenti climatici. In questo contesto un po’ allucinato, in una città che si percepisce sempre di più  come una gigantesca catacomba, o almeno questi sono i presagi che continuano a insinuarsi tra le righe del romanzo, si muove il tenente Solomon Newton alle prese con un caso complessissimo di corruzione, di connivenze, di traffico dell’eroina e delle armi, che fa emergere i legami tra il più potente clan mafioso della California con i vertici politici e militari. Un poliziotto afro-americano, quindi un “negro”, appellativo che riecheggia per tutto il romanzo e che fa cadere la maschera ai “liberal” ipocriti che quando perdono le staffe si dimostrano per quello che sono. Solomon naturalmente è di origini povere, tuttavia laureato in ubranistica, un tipo inteligente ma disilluso, a volte cinico, dal passato idealista e per forza di cose vicino ai “radical leftists” fino alla discesa nell’inferno della giungla vietnamita, al ritorno dalla quale non poteva che scegliere tra il ritorno alla micro-criminalità o a diventare lo sbirro da strada. Man mano che la situazione precipita e si ritrova ad essere il target numero uno dei migliori killer della mafia, assume sempre di più un alone fosco di un eroe da tragedia greca: fatalista ma sempre pronto a buttarsi nelle situazioni più pericolose, comprensivo e altruista ma porta sciagura alle persone a cui vuole bene, condannato a combattere una guerra da solo, accompagnato solo dalle teorie di un vecchio professore che ammirava ai tempi dell’università – professor Schwartz, che per le teorie che espone sulla fragilità delle strutture delle megalopoli ricorda tanto Mike Davis, anticipando in qualche modo quello che si può leggere in “Ecologia della Paura” uscito più di dieci anni dopo il romanzo.

La città oscura è un romanzo veloce, pieno di azione e di morti ammazzati, di inseguimenti che rendono molto più di qualsiasi action movie pieno di effetti speciali. Tenente Newton compie delle azioni incredibili, uno che malgrado l’aspetto scazzato, è più scaltro di James Bond e più forte di Chuck Norris ;-) Forse l’unico aspetto che a tratti mi lasciava perplesso era questa invulnerabilità e fiabesca tenacia di Solomon. La catastrofe dell’uragano Jessie è la parte forse più suggestiva del romanzo, se proprio bisogna sceglierne una. I potenti sono descritti perfettamente nella loro ambiguità, voracità e cinismo. Il rapporto tra affari, politica e malavita ricordano molto cose all’italiana come ad esempio la gigantesca truffa dei complessi residenziali “Galassia” fatti con norme anti-sismiche “pacco”. Degne di nota anche le menzioni di Black Panthers, di Weathermen Unerground e della CIA che smazzava l’eorina tra i giovani sottoproletari di colore, questo penso dica qualcosa anche sul background politico dello scrittore, che per quanto impliciti  i riferimenti ai movimenti sociali sono numerosi.

giugno 13, 2008

Ultime letture

Filed under: Letture — Etichette: , , , — sickdogs @ 12:56 pm

Ho passato alcuni giorni di panico senza avere niente da leggere: qualche saggio rimasto a prendere polvere sugli scafali, ma leggere le analisi e le varie interpretazioni geopolitiche sull’autobus non è il massimo. Oggi ho trovato un attimo di tempo per passare dalla biblioteca e mi sono rifornito per bene e si è aggiunto anche un amico che mi ha prestato “La mano sinistra delle tenebre” di Ursula Le Guinn, di cui mi sono appassionato recentemente dopo aver letto “I reietti dell’altro pianeta”.

Quindi cos’ho di fronte: Sniper: Campo di Fuoco di Alan Altieri – avevo letto solo Magdeburg l’eretico, ambientato nella Germania del seicento durante la guerra dei trent’anni, decisamente heavy metal come romanzo e sospetto che lo siano anche gli altri. Ha un gran bel stile, da bravo sceneggiatore qual’è, ma Magdeburg non mi ha trasmesso grandi vedute ne mi pare mi abbia messo di fronte alle grandi questioni storiche, politiche, morali, ma vedremo, è ancora presto per farmi dei giudizi. Ne leggevo dei grandi elogi sulla mailing list “Eymerich”, una lista della comunità di amici, lettori e appassionati di Evangelisti.

Poi “Mi fido di te” di Carlotto e Abate, sui crimini dell’industria alimentare e gli avoltoio che ci girano intorno, ne hanno scritto una bella recensione i Wu Ming nella loro Nandropausa un po’ di mesi fa, di cui tra l’altro poco tempo fa ho letto il romanzo breve “Le previsioni del tempo“, che tratta grosso modo lo stesso tema.

Infine, quello che ho iniziato a leggere subito, “1977 l’insurrezione“, scritto in carcere nei primissimi anni ottanta da un militante dell’Autonomia Operaia e redattore della rivista “Rosso”. Qui ci sarebbe da raccontare un sacco di cose, differenziare tra le varie correnti che hanno trattato la fine degli anni settanta, i cosiddetti e abusati “anni di piombo”. Malgrado fossi contrariato dall’ossessiva associazione di quella stagione dei movimenti, ad altissima conflittualità, solo e soltanto con la violenza politica, mi ha turbato un po’ la disinvoltura, senza dubbio autentica, con cui si parla di armi e di scontri a fuoco, totalmente estranei ai movimenti di oggi. Beh, la farrei troppo lunga a fare una riflessione su ‘sta cosa di cui si parla sempre a sproposito o con propositi mistificatori, e poi mi perderei nei paragoni, cadrei nelle contraddizioni ecc. Quindi mi limito a consigliarlo, soprattutto a chi non ha approffondito mai quell’argomento o a chi si è rotto i coglioni di sentire parlare sempre i soliti giornalisti, sociologi e opinionisti. Dovrebbero leggerlo i ventenni di oggi. Io l’ho trovato commuovente, essendo stato a Genova nel 2001 e sentendomi in qualche modo ancora parte dei movimento di oggi, ho trovato molto parallelismi, molte cose in comune: dinamiche, comportamenti, passioni, scazzi, amori, passioni. Ma dall’altro lato mi toglie il fiato il clima dell’assalto al cielo, paragonato al controllo pervasivo, capillare, all’autocensura e all’autocontrollo che investono la nostra società…

Tema: Silver is the New Black. Blog su WordPress.com.

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