SubKultural & PopKultural

Maggio 26, 2008

28 settimane dopo

Archiviato in: Cinema — Tag:, , , — sickdogs @ 12:16 pm

28 giorni dopo di Boyle era un film catastrofista efficace, con un ritmo vorticoso e con una rivisitazione della figura dello zombi che trovavo interessante. Dagli zombi flacidi e putrescenti di Romero, che diffondono il contagio attraverso il morso, pericolosi soprattutto quando fanno massa, si arriva a questi super-zombi che non sono dei “non morti”, ma dei vivi completamente rimbecilliti da un misterioso virus di rabbia, privi di intelligenza ma velocissimi, voracissimi e a quanto pare immuni al dolore e alla fatica – e come se non bastasse per infettarti basta solo che ti sputino in faccia. I buoni vecchi zombi finiscono per farti quasi pena, con i loro frammenti di ricordi malgrado siano ridotti in modo da rispondere solo all’impulso primordiale di nutrirsi di ciò che erano, in un nichilismo biologico patetico e inquetante. E’ un passaggio naturale, se i primi rappresentavano homo-consumisticus del vecchio liberismo anni ‘70, quelli di 28 giorni dopo sono la metafora del turbo-capitalismo guerresco, in cui gli stili di vita dominanti si estremizzano ulteriormente, in cui il cannibalismo simboleggia in modo migliore ciò a cui si sono ridotti i rapporti umani.

In realtà dovevo parlare di 28 settimane dopo, il sequel del primo, ma siccome è talmente insignificante non mi viene niente da dire. Classico sequel fatto con pure logiche di mercato, con una storia inconsistente, i personaggi rarefatti e passaggi improbabili tra le varie parti del film. In poche parole dopo 28 settimane inizia già la ricostruzione del centro di Londra sotto controllo della NATO e ci sono i primi rientri dei profughi anche se le periferie sono ancora infestate, figuriamoci il resto dell’Inghilterra. Un ingeniere cretino che non si capisce come ha le tessere per entrare ovunque nel quartiere generale che tiene sotto controllo la città, combina una catastrofe insieme ai due figli altretanto deficenti. Il primo si slingua con la moglie infetta però portatrice sana (quindi chiave per un’eventuale soluzione), sopravvisuta per mesi nella loro vecchia casa, dove il marito ora pieno di sensi di colpa l’ha mollata fuggendo, mentre i due figli hanno pensato bene di andare a riprendersi la mamma fuori dalla quarantena, riuscendoci malgrado controlli iper-tecnologici. Il resto sono inseguimenti, sbudellamenti, zombi-papà che ha una certa propensione per la tortura, scene suggestive dall’alto sulla città deserta e semidistrutta, il massacro spaventoso che segue all’esplosione del virus in quarantena ecc.

A parte qualche scena e il tema principale della colonna sonora il resto lascia piuttosto perplessi e con un lieve senso di nausea.

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