SubKultural & PopKultural

ottobre 21, 2011

Riflessione di pancia sul 15 ottobre

Filed under: Personal, Politik — sickdogs @ 11:27 pm

Se come pratica di piazza può essere considerata fallimentare, un riot senza obiettivi precisi, più o meno spontaneista, guidato dalla rabbia e dal rancore, che nella sua catarsi ha coinvolto anche adolescenti inconsapevoli da “broken window theory”, a qualcosa è comunque servito. A smascherare la natura di ciò che rimane della sinistra di base in Italia e dello stato mentale schizofrenico in cui versa. Quindi non mi riferisco solo ai partiti, ma alla cosiddetta società civile “indignata”: militanza di base dei partiti e sindacati, associazionismo, antiberlusconismo vario e assortito, ma anche pezzi di movimento non riconducibili al garantismo e giustizialismo che caratterizzano la partecipazione politica dal basso di questi ultimi 3-4 anni. I grillini contro gli zingari, i viola fan della magistratura come massima espressione di democrazia, i sindacati rimasti ancora nelle fabbriche e nell’impiego pubblico che balbettano cose inutili sul precariato.

Lasciando perdere quelli ormai indottrinati da Repubblica-pensiero, il giornale dei “bravi” italiani, convinti che in fondo basta liberarci dal governo Berlusconi per normalizzare lo stato, le istituzioni e finalmente tornare ad un capitalismo dal volto umano, trovo squallide le prese di posizioni di chi proviene dalla sinistra marxista o libertaria, unendosi al coro di condanna unanime – talmente unanime che nessun intervento NATO, strage mafiosa o disastro ambientale ha suscitato da un sacco di tempo. Malgrado le belle parole, le aspirazioni sulla trasformazione di un ordine politico-economico si sono ridotte miseramente, e considerando la prima o poi prevedibile esplosione di rabbia che da tempo cova, pare si siano limitate alla pace sociale e alle riforme vagamente migliorative, anche se da tempo loro stessi dicono che capitalismo finanziario non è esattamente riformabile. Sono arrivati i guasta-feste e hanno rovinato la passeggiata pacifica, colorata, piena di buoni propositi, che doveva finire con i bei discorsi di coloro che domani occuperanno le poltrone governative, dei comici pagati decine di migliaia di euro a comparsa e dei giornalisti prezzolati. Per carità mica sono tutti degli stronzi e neanche in cattiva fede, ma bisogna rendersi conto che se c’è qualcosa di più strumentalizzabile del riot, è la ritualizzazione delle manifestazioni che rischiano di rientrare perfettamente nell’ordine costituito e servire in fin dei conti per accettare un presente sempre più insostenibile per molti, ma a quanto pare non abbastanza.

Passeggiata – indignazione – comizio – passeggiata – indignazione – comizio. Poi tra di noi possiamo muguganre che bisogna fare come in Egitto, ci vuole piazzale Loreto, gli scioperi alla francese e tutte queste sparate da sinistroide medio che chiama il microfono aperto di Radio Popolare, però quando le contraddizioni esplodono in casa propria evocando un futuro fosco in cui “it’s time to see who is who” si rimane terrorizzati e nel migliore delle ipotesi si fanno le ramanzine paternalistiche, nella peggiore si chiede più repressione, polizia più efficiente, servizi d’ordine stalinisti, delazione, foto ai giornali, per denunciare gli extraterrestri che ci sbattono in faccia la brutta realtà. Ed ecco che ci rimangiamo tutto, facciamo le distinzioni, il contesto è diverso, non siamo più la più grande anomalia d’Europa e bisogna stare alle regole del gioco della democrazia farlocca, in cui all’improvviso scopriamo di credere ciecamente. Sdoppiamento di personalità collettivo.

Quindi il nemico diventano gli insofferenti, quelli che sentono l’urgenza, l’ansia di insorgere in qualche modo, anche se con pochi strumenti ideologici e fottendosene di quello che pensano le maggioranze democratiche. Dall’altro canto assueffatti e rincoglioniti non si riesce più a distinguere la causa dall’effetto. Mafiosi, affaristi, p2-3-4, evasori, maneggioni, caporali, magnacci, appaltisti, diffusori di odio razziale ed etnico, parassiti dei fondi europei, specialisti in truffe, in smantallamento di aziende – tutta questa feccia che ha tolto la dignità al paese va in secondo piano. Ma a parte questi soggetti dell’Anomalia italiana cosa diciamo dei rispettabili banchieri, super manager, i consigli di amministrazione di aziende che succhiano i fondi pubblici da decenni, e poi i rettori ciellini o massoni, gli ordini dei professionisti con i loro privilegi, la loro spocchia. Perché altrove è tanto diverso? Il sistema in vigore su questo pianeta è uno solo, con sfumature diverse, ma sempre quello, basta vaneggiare sulle social-democrazie nord-europee o altre eccezioni romanticizzate. Abbiamo visto che mostri sono in grado di produrre. Anche Evo Morales deve spiegare agli indios che l’hanno votato perché stanno distruggendo l’ultimo pezzo di foresta pluviale in Bolovia spianando i villaggi e spaccando la testa ai contadini. Ma il problema sono quelli che spaccano i bancomat che un giorno troveremo vuoti, le vetrine delle agenzie interinali che traggono profitti dalla nostra miseria, bruciano le macchine – la nostra prigione quotidiana, infraggono le brand delle multinazionali che commissionano le leggi ai nostri governi per privatizzare, arraffare, accumulare. No, i nemici sono loro, i 18, 20, 30enni senza futuro che osano mettere a nudo questa prospettiva e agire di conseguenza. E quando non si sa cosa dire si dice che sono figli di papà annoiati, sentenze sputate senza cognizione di un cazzo, come se avessero assoldato un istituto di ricerche per determinare il profilo tipico del giovane casseur. Non ci sono regole precise come per il conflitto di classe novecentesco, anche il giovane benestante potrebbe sentirsi in gabbia e magari disprezzare pure una famiglia di benpensati paraculati che credono di fargli un favore iscrivendolo in un’università privata.

Dieci anni fa quando anch’io cercavo l’impegno politico nelle varie forme di attivismo avrei disapprovato, oggi dopo aver ingoiato tanta merda e attraversato i vari stadi di precarietà, erano loro che hanno rappresentato il mio stato d’animo. Prendano pure nota quelli che sorvegliano e puniscono, io intanto dedico un pezzo alla vecchia sinistra rimbambita e schizzofrenica, scritto apposta per loro.

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