Suonano le trombe dell’apocalisse sopra il cielo torbido di Los Angeles, ma pare nessuno voglia accorgersene. La prima è la guerra dell’eroina che sconvolge la città e le istituzioni, il livello di violenza diventa quello di una guerra a (neanche tanto) bassa intensità. La seconda tromba sono i coccodrilli albini geneticamente modificati che infestano le fogne della megalopoli e minacciano di uscire fuori – già i coccodrilli, proprio come nella leggenda metropolitana in cui i rettili esotici venduti come specie nana crescono, diventano pericolosi e vengono buttati dai loro proprietari nel cesso, subendo a lungo andare una mutazione. La terza tromba è quella dell’uragano Jessie che dopo aver distrutto le Hawaii si abbatte su Los Angeles provocando un devastante urbanicidio, mentre i danni che non fa l’anomalia meteorologica li fanno gli umani che vivono in una civiltà di cartapesta, quella che appena messa fuori uso li trasforma in belve prive di raziocinio. Anche chi pretende di porre fine ai disordini lo fa per fare carriera, per scalare le posizioni, guadagnare potere e prestigio, senza accorgersi che la quarta tromba sta per suonare, quella che porrà la fine alle illusioni di poter cavalcare la catastrofe.
Non è subito chiaro il livello di catastrofismo che sprigiona “Città Oscura” di A. Altieri, un catastrofismo estremamente attuale considerando
l’anno di uscita del libro, ovvero il 1981, l’epoca in cui era più sentito il terrore nucleare che non i cambiamenti climatici. In questo contesto un po’ allucinato, in una città che si percepisce sempre di più come una gigantesca catacomba, o almeno questi sono i presagi che continuano a insinuarsi tra le righe del romanzo, si muove il tenente Solomon Newton alle prese con un caso complessissimo di corruzione, di connivenze, di traffico dell’eroina e delle armi, che fa emergere i legami tra il più potente clan mafioso della California con i vertici politici e militari. Un poliziotto afro-americano, quindi un “negro”, appellativo che riecheggia per tutto il romanzo e che fa cadere la maschera ai “liberal” ipocriti che quando perdono le staffe si dimostrano per quello che sono. Solomon naturalmente è di origini povere, tuttavia laureato in ubranistica, un tipo inteligente ma disilluso, a volte cinico, dal passato idealista e per forza di cose vicino ai “radical leftists” fino alla discesa nell’inferno della giungla vietnamita, al ritorno dalla quale non poteva che scegliere tra il ritorno alla micro-criminalità o a diventare lo sbirro da strada. Man mano che la situazione precipita e si ritrova ad essere il target numero uno dei migliori killer della mafia, assume sempre di più un alone fosco di un eroe da tragedia greca: fatalista ma sempre pronto a buttarsi nelle situazioni più pericolose, comprensivo e altruista ma porta sciagura alle persone a cui vuole bene, condannato a combattere una guerra da solo, accompagnato solo dalle teorie di un vecchio professore che ammirava ai tempi dell’università – professor Schwartz, che per le teorie che espone sulla fragilità delle strutture delle megalopoli ricorda tanto Mike Davis, anticipando in qualche modo quello che si può leggere in “Ecologia della Paura” uscito più di dieci anni dopo il romanzo.
La città oscura è un romanzo veloce, pieno di azione e di morti ammazzati, di inseguimenti che rendono molto più di qualsiasi action movie pieno di effetti speciali. Tenente Newton compie delle azioni incredibili, uno che malgrado l’aspetto scazzato, è più scaltro di James Bond e più forte di Chuck Norris
Forse l’unico aspetto che a tratti mi lasciava perplesso era questa invulnerabilità e fiabesca tenacia di Solomon. La catastrofe dell’uragano Jessie è la parte forse più suggestiva del romanzo, se proprio bisogna sceglierne una. I potenti sono descritti perfettamente nella loro ambiguità, voracità e cinismo. Il rapporto tra affari, politica e malavita ricordano molto cose all’italiana come ad esempio la gigantesca truffa dei complessi residenziali “Galassia” fatti con norme anti-sismiche “pacco”. Degne di nota anche le menzioni di Black Panthers, di Weathermen Unerground e della CIA che smazzava l’eorina tra i giovani sottoproletari di colore, questo penso dica qualcosa anche sul background politico dello scrittore, che per quanto impliciti i riferimenti ai movimenti sociali sono numerosi.