E’ iniziata la desolazione agostana. Non proprio per l’assenza di persone in giro, ma per il clima che si respira. Gente “integrata” chiusa nelle proprie automobili con l’aria condizionata a palla, sfreccia nella torbida mattinata estiva, tipicamente padana. Alcuni incarogniti perchè devono lavorare ancora qualche giorno o qualche settimana, altri perchè devono sbrigare le ultime cose prima dell’ossessesione e fuga dalla realtà chiamata “vacanze”. Poi ci sono gli emarginati, i pensionati a frotte, i migranti con le loro cartellette contenenti i documenti per il rinnovo del permesso di soggiorno, animali strani che si vedono solo in questo periodo dell’anno, reduci di chissà quale reparto psichiatrico con storie di vita da cronaca nera. Sarà la sbornia di ieri ma tutto mi appare minaccioso e squallido. Io sto con gli emarginati, aspetto l’autobus che non arriva, cambio fermata e prendo quello dopo. Ad agosto ci sono sempre queste situazioni da coprifuoco e i servizi pubblici diventano un optional. Mi ritrovo davanti a un gruppetto di signore anziane che aspettano un autobus turistico di linea Omegna-Ventimiglia. Mi chiedo che cazzo di giro fa per andare prima a Omegna e poi a Ventimiglia, e soprattutto perchè – non sarebbe più logico fare Novara-Omegna o Genova-Ventimiglia. Hanno l’aria di essere assidue lettrici di “Libero”. Sento una voce logorroica dalla pensilina: un’invalida che si sfoga con un giovane pankettino, ha le stampelle e un’occhio fuori dall’orbita, mi chiedo se è così dalla nascita o è il risultato di qualche incidente. Lui con gli occhiali scuri, gilet di jeans pieno di toppe e spillette, DRI, Exploited, Sex Pistols, poi gli immancabili anfibi e il cagnetto in braccio. Parla di problemi con l’affitto, con i vicini, ma non sto a sentirla, penso se il mio stomaco leso reggerà un’ora di autobus. Salgo, cerco di prendere un posto lontano da tutti, è una di quelle giornate in cui si acutizza la misantropia. In quei casi le possibilità sono due, o sali per ultimo e cerchi un posto isolato, altrimenti ti tocca assumere un’aria ostile e mettere spudoratamente lo zaino sul sedile di fianco. Purtroppo mi ritrovo il punk e l’invalida dietro, sembra vadano d’accordo. Inizio a tirare fuori le cuffie per cercare di rilassarmi con un gruppo new age norvegese. Ad un certo punto comincio a cogliere altri frammenti di un discorso, del tipo: “…perchè in Calabria col cazzo che fanno quello che gli pare, lì si che li fanno stare al posto loro”. Il punk concorda, anche lui ha avuto esperienze negative con il soggetto in questione, stiamo parlando degli “extracomunitari” ovviamente. Quindi secondo l’invalida l’ndraghenda saprebbe come trattare questi stranieri insolenti con i loro merdosi retaggi culturali e non le nostre rammollite forze dell’ordine. Porca puttana, un punk e un’invalida con la bandana in testa che parlano male degli immigrati. Non dovrei sorprendermi, ma di fronte ad un discorso così, ogni volta mi stupisco. Sento i morsi allo stomaco, gastrite lacinante da postumi alcolici. Vorrei avere una pistola con il silenziatore e lasciarli penzolanti sull’ultimo sedile con un foro in qualche punto vitale del corpo. A chi non vengono pensieri omicidi? Sù, non facciamo gli ipocriti…L’incubo non è finito, ora mi tocca il bus cittadino una volta arrivato nel capoluogo di Provincia. Solite facce merdose, tirate e lampadate, commercianti che cazzeggiano, tanto mica fanno i profitti con i loro bei negozietti, quelli sono nella maggior parte dei casi delle attività collaterali o meglio di “copertura”. Salgo su un vagone di carne flaccida e in decomposizione, alcuni almeno chiacchieranno tra sconosciuti, non hanno paura finchè sono tra i propri simili. Non timbro il biglietto, fanculo, faccio l’autoriduzione sono sempre in ritardo, e poi non posso spendere 2 euro al giorno con novecento euro di stipendio. Finalmente arrivo nella mia cooperativa di mongolini, sento quasi un po’ di sollievo. (…)
Agosto 4, 2008
Desolazione agostana
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