Hyperion è un pianeta periferico dell’Egemonia. Siamo nel ventinovesimo secolo d.c. circa, quasi cinquecento anni dopo la distruzione della Vecchia Terra, devastata prima dalle guerre atomiche e dalla catastrofe ambientale, e poi come colpo di grazia si apre una voragine, un buco nero nel nucleo del pianeta che lo fa implodere. Dopo un lungo esodo chiamato “Egira”, grazie alle tecnologie avanzatissime che permettono il teletrasporto e i balzi quantici, centinaia di pianeti abitabili o quasi, vengono colonizzati. Parallelamente all’Egira, nasce una civiltà di intelligenze artificiali che diventa completamente autonoma rispetto a quella umana, si chiama Tecno Nucleo. Nessuno capisce in fondo i piani delle IA, ma pare che ritengano fondamentale la cooperazione con la razza umana. Infine il terzo soggetto sono gli Ouster, i nomadi dello spazio, una società misteroisa e per certi versi spartana, che continua a spostarsi sulle proprie navi gigantesche, abituati a vivere permanentemente nelle gravità artificiali, hanno iniziato un percorso evolutivo diverso. In questo scenario nasce uno strano culto religioso chiamato la Chiesa di Shrike, dedicato ad un entità che compare su Hyperion e si muove al di là del spazio e del tempo, non si conoscono le sue origini e i suoi scopi, ma secondo i gli adepti il Signore delle Sofferenze è venuto ad annunciare la fine del tempo per gli esseri umani, conclusosi con la morte della Terra. Quello dell’Egemonia è il “tempo falso” secondo loro, in cui si prolunga l’agonia degli uomini, alla quale qualcuno vuole porre fine. Sette personaggi entrano in contatto in maniera apparentemente casuale con l’entità chiamata Shrike e ognuno di loro riceve un messaggio criptico. Un diplomatico, un prete, un monaco, un’investigatrice privata, un professore ebreo, un colonello di lontane origini palestinesi e un poeta pazzo. Considerando l’incrinarsi degli equilibri nell’Egemonia, le alte sfere decidono di mandare i sette in veste di pellegrini di Shrike sul pianeta Hyperion per indagare sul mistero legato a questo culto e alle Tombe del Tempo, un sito archeologico non umano circondato da un’inspiegabile anomalia spazio-temporale, forse la chiave di qualcosa che potrebbe influenzare in maniera determinante i destini dell’umanità.
Questo romanzo è stato scritto nel 1989, contiene elementi diversi di fantascienza, in parte quella tradizionale legata alla conquista di nuovi mondi, in parte quella new wave e persino cyberpunk con il ruolo che viene dato alle IA e al loro cyber-spazio. La trama si svolge attraverso il racconto dei sette pellegrini e alla fine da ognuno emerge una chiave del mistero. ll romanzo è bello ma non sempre scorrevole, non per la complessità ma per via di qualche caduta nel ritmo. I personaggi a volte hanno un chè di stereotipato e a volte troppo fuori luogo considerando la lontananza dal nostro tempo, ma questo lo noto spesso negli autori americani – si finisce spesso per ricondurre le azioni dei personaggi alle tipologie comportamentali dell’America odierna. Altri particolari li ho trovati incoerenti, come banalmente cibi, bevande o alcuni usi e costumi, che si presuppone andrebbero irreversibilmente persi dopo il distacco così radicale dal pianeta d’origine. Ma alla fine non è un brutto romanzo, si fa leggere e ha degli spunti interessanti, alcuni racconti sono particolarmente avvincenti, soprattutto il primo – ovvero quello di padre Hoyt. I capolavori sono altri, ma mica bisogna leggere solo quelli. Mi pare di capire che si tratti di una trilogia, anche perchè sono giunto quasi alla fine del romanzo e si intuisce che il mistero rimane in sospeso. Credo che leggerò anche gli altri due.