SubKultural & PopKultural

Maggio 19, 2008

Neuromante

Archiviato in: Letture — Tag:, , — sickdogs @ 12:02 pm

NeuromanteCyberpunk mi ha sempre affascinato, soprattutto nelle sue trasposizioni cinematografiche, non avendo avuto modo (per pigrizia, per mancate occasioni o mancanza di tempo) di approffondire questa corrente di fantascienza. Forse non è solo un sottogenere, su questo ci saranno opinioni discordanti, ma non si può negare che fin da subito ha trasbordato l’incasellamento letterario: movimenti sub-culturali come i primi hacker, cyber-frichettoni, e poi i ravers e vari “post-umani” devono molto al cyberpunk, come cyberpunk deve a loro. Già nell’infanzia mi impressionavano moltissimo queste ambientazioni iper-tecnologiche, distopiche, brulicanti di mutanti e cyborg, di eserciti privati e corporation che si spartiscono il pianeta (cosa non così lontana dalla realtà odierna), dove malgrado tutto non mancano gruppi di ribelli, dissidenti, gli ultimi della terra nei bassi fondi della megalopoli pronti a scatenare i “riot”. Il cyberpunk dà del proprio meglio durante quegli anni ottanta denigrati da tutti, e forse entra nel declino dopo la diffusione di massa dell’internet, che in qualche modo impone la necessità di alcune revisioni.

Come ho già ammesso sono abbastanza ignorante nel genere, quindi parlo di ciò che per me ha rappresentato cyberpunk, cercando di cogliere le sfumature di questo immaginario anche nei generi che non sono strettamente collegati con questa etichetta. Forse il primo impatto che ho avuto con cyberpunk era Terminator di J. Cameron, con il cyborg mandato da un futuro governato dai robot e super-computer per sterminare i genitori di coloro che diventeranno personaggi chiave della resistenza umana, che continua a creare guai alla civiltà sintetica in un mondo di rovine, torri, montagne di ossa e grovigli di cavi. E ve lo ricordate War Games? Tutt’altro genere e ambientazione, ma il bambino genio dell’informatica, l’unico in grado di fermare l’olocausto nucleare, causato per una serie di errori e fraintendimenti, non è forse una figura tipica del cyberpunk?

A parte le divagazioni, solo ora mi sono deciso di affrontare la cosa in modo più sistematico, così ho iniziato con uno dei capostipiti del genere William Gibson e il suo Neuromante: ne ho sentito parlare bene, un libro di culto che diventava persino un’aggravante quando veniva trovato durante le perquisizioni del FBI ai danni dei giovani hacker accusati di crimini informatici. Beh, sono a meno della metà del romanzo e faccio fatica a proseguire. L’ambientazione è bella, i personaggi ancora affascinanti in modo fumettoso, ma lo stile narrativo mi risulta completamente ostico, senza capo ne coda, oserei dire. Manca qualsiasi approfondimento storico-politico (anche di mezza pagina) che contestualizzi le facende del romanzo, capisco la volontà di rendere la trama trasognata, considerando cospiquo uso di sostanze (eccitanti, allucinogeni, ecc.) da parte dei protagonisti, ma in fine dei conti sembrerebbe proprio il limite narrativo del buon Gibson. Questo dimostra che per entrare nel mito, una storia non ha bisogno di essere colta, erudita, e a quanto pare neanche scritta bene! Peccato però per i lettori che non si accontentano di immaginare gli archetipi cyberpunk e vorrebbero una storia più consistente, con una contestualizzazione più chiara e una trama meno confusa, che sappia farti fare un trip senza continui intoppi.

7 Commenti »

  1. “… un’aggravante …”

    È una leggenda urbana.

    Lo stile narrativo non è “senza capo né coda” (a proposito si scrive né e non ne). La storia è intrecciata, piena di pathos e per sua natura cyberpunk difficile da seguire per chi non ha un occhio attento.

    Inoltre è anche molto erudita ovviamente parlando del contesto. Pensa che un genio quale Gibson ha scritto riguardo lo sprawl, Chiba, hacker e quant’altro relativo alla CS senza saperne assolutamente niente (puoi dare un’occhiata al jargon file per conferma).

    Il bello del cyberpunk è proprio questo. È un genere che colpisce allo stomaco invece che al cuore. Un genere difficile per chi non è pronto a leggerlo.

    Se non riesci a leggere il “buon” Gibson allora ti consiglio di non addentrarti di più nel cyberpunk in quanto la trilogia dello sprawl (Neuromante, Count zero e Monalisa overdrive) rappresentano quanto di più commerciale esista nel genere (e non sotto-genere attenzione).

    Se vuoi invece continuare allora ti devi far prendere dalle dinamiche cyberpunk e lasciarti andare alle visioni distopiche e al senso di oppressione che se ne può trarre.

    Stammi bene

    —prog

    Commento di prog — Giugno 13, 2008 @ 8:55 pm

  2. P.S. Neuromante ha la tripla corona (turing, dick, nebula). Gli basta quello per entrare nella leggenda. Ci sono pochi, pochissimi autori che possono fregiarsi di tale titolo.

    Commento di prog — Giugno 13, 2008 @ 8:59 pm

  3. La leggenda urbana la sparava Bruce Sterling nella post-fazione :)

    Per gli errori ortografici abbi pazienza, internet permette persino a ignoranti, semianalfabeti e pensa, persino agli stranieri di scrivere – non che sia una giustificazione quest’ultima.

    Per il resto ok, ne prendo atto, mica ho finito qui con cyberpunk, soltanto perchè in un romanzo mi ha infastidito lo stile che ritenevo troppo contorto.

    Se mancano chiarezza e intellegibilità, in un romanzo anche sperimentale, mi spazientisco e credo che la storia in sè ne risente, per questo mi lasciano assai perplesso i vari stili post-modernisti.

    In ogni caso grazie del tuo intervento, riproverò con altri.

    Saluti.

    Commento di sickdogs — Giugno 14, 2008 @ 9:07 am

  4. Qualora tu voglia provare per l’ultima volta qualcosa del panorama cyberpunk e qualcosa che comunque gli gravita attorno ti consiglio di leggere un classico quale:

    R. Bradbury. Fahrenheit 451. Arnoldo Mondadori Editore, 1953

    se non l’hai già fatto. Qualcuno potrebbe svenire perché ho detto che tale libro gravita nell’universo cyberpunk ma così è nonostante i puristi del genere che di esperienza di sci-fi ne hanno poca o pochissima

    Commento di prog — Giugno 30, 2008 @ 6:50 pm

  5. Ma infatti viene spesso citato tra gli antenati del cyberpunk; avevo visto il film e mi era piaciuto molto, mi ero ripromesso di leggere anche il libro. Fahrenheit mi pare affronti diverse tematiche cyberpunk con lo spirito dell’epoca e le visioni sul futuro conseguenti: totalitarismo tecnologico, controllo sociale attraverso intrattenimento mediatico, monopolio sui saperi ecc. A pochi anni dalla seconda guerra mondiale infatti rappresenta una sorta di ammonimento, con queste immagini emblematiche del nazismo con i roghi dei libri…

    Commento di sickdogs — Luglio 1, 2008 @ 10:38 am

  6. Scusa, ma l’antenato ancora più datato non potrebbe essere Metropolis di Fritz Lang?

    Commento di sickdogs — Luglio 1, 2008 @ 10:39 am

  7. Sì lo è ma Metropolis è un film (molto bello se iniettato nel suo periodo) e io ti volevo consigliare un libro riconosciuto come bellissimo anche da chi non è un fan della fantascienza distopica. Ora mi hai messo una pulce nell’orecchio però. Forse c’è anche un libro che però non ho letto.

    Mi viene da dire che il cyberpunk moderno, quello che viene chiamato con quel particolare termine, nasca con una delle prime trasposizioni di P. K. Dick ovvero il pluripremiato Blade Runner (ma gli androidi sognano pecore elettriche?)

    Se poi invece vogliamo considerare la fantascienza dura, la prima a prendere le distanze dal futurimo tutto rose e fiori del pre-guerra, bisogna comunque risalire al 1980 e all’abbandono totale delle idee di un futuro utopico.

    Ci sono state nelle mosche bianche anche nella produzione recente ma posso tranquillamente dire che futurismo (e connettivismo) non hanno un loro ruolo nel panorama letterario dei nostri giorni. Molti vogliono la mia testa ora ma io sono realista.

    Commento di prog — Luglio 1, 2008 @ 12:21 pm


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