SubKultural & PopKultural

dicembre 26, 2011

Giù le mani dalla Terra di Mezzo

Filed under: Personal, Politik — sickdogs @ 12:30 am

ottobre 21, 2011

Riflessione di pancia sul 15 ottobre

Filed under: Personal, Politik — sickdogs @ 11:27 pm

Se come pratica di piazza può essere considerata fallimentare, un riot senza obiettivi precisi, più o meno spontaneista, guidato dalla rabbia e dal rancore, che nella sua catarsi ha coinvolto anche adolescenti inconsapevoli da “broken window theory”, a qualcosa è comunque servito. A smascherare la natura di ciò che rimane della sinistra di base in Italia e dello stato mentale schizofrenico in cui versa. Quindi non mi riferisco solo ai partiti, ma alla cosiddetta società civile “indignata”: militanza di base dei partiti e sindacati, associazionismo, antiberlusconismo vario e assortito, ma anche pezzi di movimento non riconducibili al garantismo e giustizialismo che caratterizzano la partecipazione politica dal basso di questi ultimi 3-4 anni. I grillini contro gli zingari, i viola fan della magistratura come massima espressione di democrazia, i sindacati rimasti ancora nelle fabbriche e nell’impiego pubblico che balbettano cose inutili sul precariato.

Lasciando perdere quelli ormai indottrinati da Repubblica-pensiero, il giornale dei “bravi” italiani, convinti che in fondo basta liberarci dal governo Berlusconi per normalizzare lo stato, le istituzioni e finalmente tornare ad un capitalismo dal volto umano, trovo squallide le prese di posizioni di chi proviene dalla sinistra marxista o libertaria, unendosi al coro di condanna unanime – talmente unanime che nessun intervento NATO, strage mafiosa o disastro ambientale ha suscitato da un sacco di tempo. Malgrado le belle parole, le aspirazioni sulla trasformazione di un ordine politico-economico si sono ridotte miseramente, e considerando la prima o poi prevedibile esplosione di rabbia che da tempo cova, pare si siano limitate alla pace sociale e alle riforme vagamente migliorative, anche se da tempo loro stessi dicono che capitalismo finanziario non è esattamente riformabile. Sono arrivati i guasta-feste e hanno rovinato la passeggiata pacifica, colorata, piena di buoni propositi, che doveva finire con i bei discorsi di coloro che domani occuperanno le poltrone governative, dei comici pagati decine di migliaia di euro a comparsa e dei giornalisti prezzolati. Per carità mica sono tutti degli stronzi e neanche in cattiva fede, ma bisogna rendersi conto che se c’è qualcosa di più strumentalizzabile del riot, è la ritualizzazione delle manifestazioni che rischiano di rientrare perfettamente nell’ordine costituito e servire in fin dei conti per accettare un presente sempre più insostenibile per molti, ma a quanto pare non abbastanza.

Passeggiata – indignazione – comizio – passeggiata – indignazione – comizio. Poi tra di noi possiamo muguganre che bisogna fare come in Egitto, ci vuole piazzale Loreto, gli scioperi alla francese e tutte queste sparate da sinistroide medio che chiama il microfono aperto di Radio Popolare, però quando le contraddizioni esplodono in casa propria evocando un futuro fosco in cui “it’s time to see who is who” si rimane terrorizzati e nel migliore delle ipotesi si fanno le ramanzine paternalistiche, nella peggiore si chiede più repressione, polizia più efficiente, servizi d’ordine stalinisti, delazione, foto ai giornali, per denunciare gli extraterrestri che ci sbattono in faccia la brutta realtà. Ed ecco che ci rimangiamo tutto, facciamo le distinzioni, il contesto è diverso, non siamo più la più grande anomalia d’Europa e bisogna stare alle regole del gioco della democrazia farlocca, in cui all’improvviso scopriamo di credere ciecamente. Sdoppiamento di personalità collettivo.

Quindi il nemico diventano gli insofferenti, quelli che sentono l’urgenza, l’ansia di insorgere in qualche modo, anche se con pochi strumenti ideologici e fottendosene di quello che pensano le maggioranze democratiche. Dall’altro canto assueffatti e rincoglioniti non si riesce più a distinguere la causa dall’effetto. Mafiosi, affaristi, p2-3-4, evasori, maneggioni, caporali, magnacci, appaltisti, diffusori di odio razziale ed etnico, parassiti dei fondi europei, specialisti in truffe, in smantallamento di aziende – tutta questa feccia che ha tolto la dignità al paese va in secondo piano. Ma a parte questi soggetti dell’Anomalia italiana cosa diciamo dei rispettabili banchieri, super manager, i consigli di amministrazione di aziende che succhiano i fondi pubblici da decenni, e poi i rettori ciellini o massoni, gli ordini dei professionisti con i loro privilegi, la loro spocchia. Perché altrove è tanto diverso? Il sistema in vigore su questo pianeta è uno solo, con sfumature diverse, ma sempre quello, basta vaneggiare sulle social-democrazie nord-europee o altre eccezioni romanticizzate. Abbiamo visto che mostri sono in grado di produrre. Anche Evo Morales deve spiegare agli indios che l’hanno votato perché stanno distruggendo l’ultimo pezzo di foresta pluviale in Bolovia spianando i villaggi e spaccando la testa ai contadini. Ma il problema sono quelli che spaccano i bancomat che un giorno troveremo vuoti, le vetrine delle agenzie interinali che traggono profitti dalla nostra miseria, bruciano le macchine – la nostra prigione quotidiana, infraggono le brand delle multinazionali che commissionano le leggi ai nostri governi per privatizzare, arraffare, accumulare. No, i nemici sono loro, i 18, 20, 30enni senza futuro che osano mettere a nudo questa prospettiva e agire di conseguenza. E quando non si sa cosa dire si dice che sono figli di papà annoiati, sentenze sputate senza cognizione di un cazzo, come se avessero assoldato un istituto di ricerche per determinare il profilo tipico del giovane casseur. Non ci sono regole precise come per il conflitto di classe novecentesco, anche il giovane benestante potrebbe sentirsi in gabbia e magari disprezzare pure una famiglia di benpensati paraculati che credono di fargli un favore iscrivendolo in un’università privata.

Dieci anni fa quando anch’io cercavo l’impegno politico nelle varie forme di attivismo avrei disapprovato, oggi dopo aver ingoiato tanta merda e attraversato i vari stadi di precarietà, erano loro che hanno rappresentato il mio stato d’animo. Prendano pure nota quelli che sorvegliano e puniscono, io intanto dedico un pezzo alla vecchia sinistra rimbambita e schizzofrenica, scritto apposta per loro.

http://widgets.jamendo.com/it/track/?playertype=2008&track_id=840430Catalogo professionale di musica libera

settembre 13, 2011

Sick Dogs – Non mi piaci più

Filed under: Suoni — Etichette: , , , , — sickdogs @ 2:20 pm

Il nuovo album dei Sick Dogs. I brani registrati usciranno a breve su un “7 autoprodotto, stampato sul vinile giallo.

http://widgets.jamendo.com/it/album/?album_id=98324&playertype=2008&refuid=100612Catalogo professionale di musica libera

dicembre 8, 2010

Ubuntu: scaricare i video da YouTube

Filed under: Linux-Ubuntu — Etichette: , , , , — sickdogs @ 6:37 pm

Zero sbattimenti e programmi da scaricare. Se volete scaricarvi i .flv da YouTube  basta far partire il video desiderato, lasciarlo scorrere fino alla fine, quindi minimizzare il browser, andare nella cartella /tmp in “filesystem” dove si trova l’icona del filmato appena terminato. A quel punto copiare il file e metterlo dove si vuole.

settembre 27, 2010

Ubuntu – driver per i Digital Recorder

Filed under: Linux-Ubuntu — sickdogs @ 9:32 am

Ho deciso anch’io di fare un rubrica dove buttare dentro le risoluzioni dei vari problemi su Ubuntu che incontro. E’ bene condividere i saperi. Quante volte vi capita di trovare una soluzione, un’idea, una dritta per gestire al meglio la vostra distro di Linux nei vari blog? Beh, spero che a qualche “newbie” come me torni utile.

La prima questione riguarda i registratori digitali della Olympus, in particolare il modello VN240-PC, ma con i driver in questione funzionano anche altri modelli. Come nella maggior parte dei casi il cd che viene fornito con il prodotto di solito è inutile, quindi ci vuole un’alternativa. E sufficente installare questo driver autoinstallante con gdebi, aprire il readme file e imparare quei due commandi che servono per trasferire i file dal registratore al pc. Di solito qualcosa come “sudo odvr -d A”. Quindi si fa tutto dal terminale senza le interfacce grafiche, ma dato che basta trasferire i file sul pc e poi gestirli con il programma audio che si vuole, non c’è da fare chissà che.

settembre 22, 2010

Letture estive

Filed under: Letture — Etichette: , , , — sickdogs @ 12:16 pm

Ecco in ordine sparso i libri che ho letto nel corso dell’estate.

Il sentiero degli dei” di Wu Ming2 – un oggetto-narrativo-non-identificato come direbbe il mio quartetto letterario preferito, tra reportage, libro di viaggi, inchiesta e itinerario nell’Appenino scavato dalle voragini della TAV. Un racconto di impegno civile al quale non manca un tocco romantico. Gli aneddoti , tal volta buffi, per lo più frutto di esperienze veramente vissute dallo scrittore, inframezzati da inchieste sull’impatto ambentale e sociale dell’Alta Velocità, scorrono a passo d’uomo riportandoti con “i piedi per terra”. Bello da leggere sul treno e nella sosta durante una lunga camminata.

Mary Terror” di Robert McCammon, scritto tra 89 e 90, nell’epoca del tardo “yuppismo” e della “fine della storia” di Fukujama, racconta la storia di un fantasma dei movimenti radicali statunitensi, in particolare della militante di un gruppetto (immaginario) dissidente di Weather Underground. Il fantasma in questione è in carne ed ossa, una donna piena di turbe psichiche che vive in clandestinità da quasi vent’anni, cercando inutilmente il sollievo nel LSD e in un gioco patologico con le babmbole, conseguenza della perdità del bambino che aspettava durante una sparatoria con FBI. Insomma allegoria di una generazione sconfitta. Il romanzo scorre veloce, pieno di azione, sconfina tal volta quasi nell’orror nelle scene trucide, bella la prima parte, forse un po’ riduttiva la seconda.

Ambigue Utopie” – una raccolta di scrittori italiani di fantascienza, spesso ucronica, altre volte sociologica, sempre politicamente schierata, senza però risultare banale o ciecamente ideologica. Niente male, ma dai toni un po’ novecenteschi a parte alcune eccezioni, sarà perché la maggior parte degli scrittori appartiene alla generazione degli ultra-cinquantenni che negli anni settanta collaboravano con le ormai mitologiche fanzine sci-fi come appunto “Un’ambigua utopia” esistita tra il 1977 e 1982. Molto interessante la prefazione e in ogni caso da leggere per chi conosce poco la fantascienza italiana, schiacciata nella nicchia più che altrove. Ma gli scrittori sci-fi ventenni esistono?

L’universo di Darwin” di Gene Bilynsky – trovato per caso in una libreria dell’usato a Varallo Sesia, libro mai più ristampato dagli anni ottanta – un trattato divulgativo sulle ipotesi evolutive su altri pianeti, sulla natura e composizione dell’universo e sulle leggi che determinano la nascità della vita. Tra scienza e fantascicenza, senza troppe speculazioni e molto ben argomentato, sicché il commento di Asimov sul retrocopertina dice: “Con briosa immaginazione Bylinsky racconta il lento e magnifico sviluppo della vita in un universo complesso. Sono davvero felice che il suo libro esca proprio in questo periodo nel quale i crazionisti pretenderebbero di fare arretrare il pensiero scientifico allo stadio della mitologia babilonese”

luglio 24, 2010

Dead Can Dance

Filed under: Suoni — Etichette: , , , — sickdogs @ 9:48 am

Qualche giorno fa ho visto dal vivo Brendan Perry, ex Dead Can Dance. Il famoso duo dark-wave che ho scoperto una decina d’anni dopo che si sono sciolti. Difficilmente classificabili e noti per le sperimentazioni sonore che utilizzavano gli elementi di musica antica, medievale, classica, ma anche della world music. Oggi, quello che fa Perry è parzialmente in linea di continuità con i Dead Can Dance, ma forse spogliato della ricerca verso cose esotiche, antiche e lontane. E’ un dark “maturo”, placido e riflessivo,  non più originale come il duetto di una volta. Durante il concerto ha fatto solo una canzone vecchia, che ho ascoltato e riascoltato spesso un paio di inverni fa, fissando dal finestrino dell’autobus le decadenti campagne del pavese ricoperte di fangiglia e croste di ghiaccio. Si tratta di Carnival is Over, il cui video sembra essere un omaggio al cinema muto degli anni ’10.

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